Il ricordo più triste della mia infanzia fu l’uccisione, ad Argenta paese in cui vivevo, di 10 persone per rappresaglia, i partigiani avevano ucciso un soldato tedesco. (era l’8 settembre del 1943)
Quando avevo 10 anni sono sfollata con la mia famiglia, non dimenticherò mai le persone che ho visto morire. Ancora oggi quando sento un aereo mi coglie un senso di paura. La guerra mi ha rubato l’infanzia. Un bel ricordo rimane la nascita del mio primo figlio, era il primo maggio giorno in cui ero solita andare nelle case dei compagni a consegnare un garofano rosso e il giornale del sindacato. Un momento difficile della mia vita fu quando per necessità dovetti prendere la licenza elementare e fui inserita, io già quarantenne, in una classe di bambini, fu molto frustrante. Allora l’Udi gestiva il bar del mercato ortofrutticolo e io per lavorarci dovevo prendere la licenza e di conseguenza dovevo avere almeno la V elementare. Ho iniziato presto a lavorare, a 14 anni andai in risaia ma dovetti smettere per motivi di salute. Ricordo l’uccisione di Maria Margotti, una mondina uccisa dalla polizia durante uno sciopero, era il 1949. Entrai a par parte del primo collettivo di braccianti di Argenta, eravamo in 1300. Fu quello il periodo delle mie prime esperienze di lotta per il lavoro e iniziò la mia militanza nell’Udi, attività che conservo ancora oggi.
Facevo animazione teatrale con i giovani del paese, diventai la responsabile di un gruppo di ragazze all’interno della mia sezione del PCI. Spigolavamo per avere i soldi necessari all’acquisto dei costumi. Furono le lotte bracciantili ad appassionarmi alla politica. Ai tempi del governo Scelba non si potevano raccogliere fondi durante le feste dell’Unità, io lo facevo di nascosto mentre distribuivo i volantini, un poliziotto mi vide e fui denunciata. Fui processata e condannata a 35 giorni di carcere, la pena fu sospesa. Fu un episodio che mi lasciò amareggiata e delusa dall’atteggiamento dei compagni di partito, mi lasciarono sola ad affrontare questo processo e io ero inesperta oltre che incinta.
Anche se non ho avuto la possibilità di studiare sono riuscita a fare nella vita quello che desideravo. La mia famiglia era troppo povera per permettersi di mandare i figli a scuola, la mia scuola e la mia realizzazione sociale fu la militanza politica. Sono soddisfatta di come ho cresciuto i miei figli, due maschi che mi hanno spesso criticata per le mie idee ma quando hanno bisogno di un consiglio si rivolgono a me. La famiglia è per me importante, mia madre mi ha sempre molto aiutata e ha sempre vissuto con me e la mia famiglia. Ricordo quando fui eletta per la prima volta consigliera comunale, i compagni del partito non volevano candidare una donna, la scusa era che già c’erano troppe persone di Argenta; la responsabile femminile si impose e io fui candidata e poi eletta. Ventiquattro anni fa ebbi il trapianto del rene, un rene che ho ancora e che per fortuna non mi ha mai dato problemi. Continuo la mia militanza all’Udi e faccio un’intensa vita sociale. Ha sempre senso credere in qualcosa, a qualsiasi età. Vorrei un’Italia diversa, vorrei non ci fossero più guerre. La morte mi fa paura. Valuto positivamente la mia vita, ho dato tanto e ho ricevuto tanto, soprattutto dalle donne con cui ho lavorato. Oggi non si fa più politica con la passione di un tempo.
Ho due nipoti femmine e a loro e a tutte le giovani donne consiglio…
di essere protagoniste del loro futuro.
