Contenuto principale

Messaggio di avviso

1930 – 1950

Sono nata nel 1934 e sono rimasta orfana di padre a 5 anni. Mia madre mi ha cresciuta nella venerazione per la sua memoria.

Ricordo il terrore al primo bombardamento. Sono sfollata su un carro tirato da buoi che portava le nostre masserizie. Abbiamo impiegato quasi una giornata per fare 20 km. Questo periodo è stato il più bello della mia infanzia; eravamo in campagna e nel cortile potevo giocare liberamente con altri 12 bambini. Io figlia unica, abituata a giocare sola, è stato il paradiso.  Vivevamo fuori dalla mattina alla sera  tutti in branco giocando furiosamente. Ricordo le sere, l’odore del fumo dei camini accesi per preparare la spesa, era l’ora che, a malincuore, si rientrava in casa.

Dopo ogni bombardamento tornavamo a Ferrara in bicicletta (20 km.) per controllare se la nostra casa era ancora in piedi. La strada era in terra battuta, bisognava fare attenzione a non finire con la ruota nei solchi dei carri quando era piovuto da poco. Ricordo il batticuore quando, superato il ponte di S. Giorgio, vedevamo le macerie provocate dalle bombe. Avevo 9 anni.

1950 – 1970

Mi sono diplomata maestra a luglio, e a settembre ho superato l’esame di abilitazione per la scuola materna. Ho insegnato due anni in un collegio in Svizzera, poi ho trovato lavoro in Italia. Mi sono sposata e ho avuto 5 figlie. Ho vinto il concorso magistrale che avevo già tre figlie. Di giorno lavoravo (8 ore consecutive) poi a casa badavo alle bambine. Andavo a lezione dalle 22 alle 24 dopo aver messo a letto le bambine.

1970 – 1990

Cresciute le figlie speravo di avere un po’ di tempo per me, ma mia madre, che mi ha sempre aiutato molto, ha avuto un veloce inarrestabile decadimento senile che è durato 7 anni. Pur continuando a lavorare sono riuscita a tenerla a casa con me grazie all’aiuto delle mie tre figlie più grandi che facevano i turni per badare alla nonna.

1990

Sono andata in pensione e mi sono riappropriata del mio tempo. Ho potuto fare tutto quello che prima non potevo fare causa il lavoro e la famiglia: viaggi, canto, corsi culturali, amicizie … più tempo da dedicare a me stessa. Poi ho contribuito alla crescita di 6 nipotini qui in Italia e 2 in Olanda. Un’esperienza negativa della mia infanzia fu la morte di mio padre, ho sentito molto la sua mancanza, era lui che mi aiutava a vestirmi, mi portava a spasso, giocava con me e mi costruiva i giocattoli. Avevo 5 anni. Mi avevano detto che era salito in cielo, ricordo che io sperando che lui da lassù mi vedesse facevo lunghe corse in giardino. Una famiglia unita è una forza. Io sono sempre stata disponibile per le mie figlie, ho insegnato  ad essere disponibili e solidali tra loro. I miei generi si sono ben integrati e siamo veramente una forza. Ognuno fa la sua vita, ma se uno chiama per un problema tutti corrono, nessuno si sottrae. Questo per me è motivo di grande soddisfazione. Naturalmente preferisco cavarmela da sola, ma a volte c’è proprio bisogno di un aiuto come in caso di infortunio o di malattia. Nella vita ci sono momenti difficili da attraversare. Per me un momento difficile è stata la morte di mio padre e problemi economici fino a che non ho iniziato a lavorare. Anche la crescita di 5 figlie non è stato un periodo facile, ero sempre morta di sonno e non avevo mai tempo da dedicare a me stessa. Altro momento difficile è stato quando si è ammalata mia madre e l’ho accudita per molti anni. Ultima prova per me difficile è stato quando sono stata operata di tumore. Non mi sono mai chiusa in me stessa e sono convinta che ci sia sempre qualcosa e qualcuno per cui vivere. Faccio moltissimi progetti e molto spesso riesco anche a realizzarli. Sono molto felice della mia vita pur con momenti difficili.

Alle giovani generazioni consiglio…
 di credere con forza in qualcosa, di non chiudere il cuore al mondo esterno, avere sempre qualcosa da fare e di farla con entusiasmo.