Ricordo volentieri la mia infanzia, l’affetto e la forza dei miei familiari. L’impegno di mia madre per rendermi autonoma nella vita quotidiana il più presto possibile. Per lei era importante che io sapessi leggere e scrivere (ho frequentato la scuola fino alla IV elementare) cucire, ricamare, cucinare e riordinare la casa. Inoltre dovevo imparare i lavori dei campi e curare gli animali di allevamento. La nascita di mia sorella nel 1938 fu per me motivo di speranza.
Ho anche ricordi negativi come la migrazione all’estero di mio padre nel 1938 e il suo arruolamento nei riservisti poi destinato a Pesaro come guardia costiera.
Altre esperienze negative che ricordo sono l’invasione fascista e la malaria, malattia che mi ha colpita quando avevo 9 anni e avevo iniziato a lavorare come bracciante agricola. Quando mi trovai coinvolta nelle lotte bracciantili la politica divenne per me scuola, professione e lavoro. Le mie aspirazioni corrispondevano alla pratica dell’azione politica. La vita mi portava verso la ricerca sociale, le letture approfondite, l’informazione quotidiana, il confronto continuo; hobby, interessi, studio erano pienamente inclusi nel mio percorso. Per me la famiglia ha sempre significato affetto, intimità, sostegno e rispetto reciproco; mi ha permesso la realizzazione delle mie scelte, ogni componente ha saputo vivere il proprio percorso sapendo mediare tempi e modi del prendersi cura delle necessità nella vita quotidiana.
Come madre sono soddisfatta di come ho cresciuto la mia unica figlia, ho avuto per lei il massimo delle attenzioni possibili, condividendo gli impegni con mio marito. Lo stile delle nostre relazioni ci permette di essere l’uno riferimento dell’altro, nel rispetto delle autonomie individuali. Allo stesso modo abbiamo saputo condividere la crescita della nipote.
Negli anni della mia giovinezza le esperienze positive e negative si mescolano, c’era la guerra e la lotta partigiana. Un ricordo prevale, la morte prematura (a soli 59 anni) di mia suocera: una donna autorevole che mi dava forza. Al mio primo comizio, accerchiata dalle forze dell’ordine, mia suocera mi ha aspettato fino a tarda notte per abbracciarmi.
Dai 40 ai 60 anni la mia vita è stata caratterizzata dall’impegno politico come amministratrice.
Dal 1952 al 1956 sono stata consigliera comunale a Lagosanto (cittadina in provincia di Ferrara); poi ho ricoperto la carica di assessora provinciale alla Sanità e Assistenza Sociale per 13 anni. In seguito sono stata l’amministratrice dell’Unità Sanitaria Locale per 10 anni. Ho lavorato per la creazione dei servizi sociali, sanitari ed educativi, ivi compresi quelli alternativi ai ricoveri in istituti o manicomi. A quel tempo questi servizi a Ferrara rappresentavano una eccellenza a livello nazionale. Contemporaneamente a questi impegni lavorativi ero impegnata nell’Unione Donne Italiane e ovviamente mi prendevo cura della mia famiglia senza rinunciare al piacere degli incontri e viaggi con gli amici. Sono molto legata alla mia storia passata e proprio per questo finita la mia esperienza di amministratrice negli enti pubblici sono diventata presidente della Casa di Riposo Comunale, esperienza durata 14 anni.
Il periodo più difficile della mia vita è stato senza dubbio l’infanzia a causa della guerra.
In questo periodo della mia vita leggo molto, viaggio e incontro gli amici.
Sto inoltre cercando di scrivere il racconto della mia presenza sociale incontrando i compagni ancora viventi per onorare una complessa testimonianza di partecipazione e responsabilità civile, di energia e di bellezza, di sacrificio e soddisfazione.
Inoltre ho ripreso il mio volontariato nell’Unione Donne Italiane. Sono convinta che oggi più di allora sia importante vivere per qualcosa, io per il futuro vorrei concludere la scrittura della mia testimonianza e parlarne con le giovani donne. Pensare alla morte mi rende triste, poter pensare ad altro mi aiuta a vivere. Per il futuro continuerò la mia vita sociale, condividere con mio marito e gli amici incontri conviviali e vacanze. Seguo con orgoglio il magnifico percorso culturale che mia nipote sta facendo. Sono felice della mia vita passata ed i momenti difficili ne fanno parte.
I valori più importanti nella mia vita sono il rispetto di sé, l’uguaglianza dei diritti civili, il valore della responsabilità. Anche la famiglia quando consente vera condivisione del lavoro, gli amici e la diversità.
Suggerisco alle giovani generazioni …
di non rincorrere il denaro, di porre ascolto al valore della storia, di avere curiosità per le storie di vita e di essere socialmente presenti.
Video intervista a Carmen Capatti a cura di Doris Cardinali e Martina Mangherini)
