Ricordo a volte la mia infanzia ma sopratutto mi piace molto ricordare il grande successo mondiale che ho avuto.
Sono nata in una famiglia di agricoltori. Eravamo 9 fratelli. Nessun lusso e semmai grandi economie, ma cibo ce n’era per tutti, anche per ospiti e amici. La nostra casa era molto ospitale, tanto che, per quanto riesco a ricordare, nessuno ha mai dato un giro di chiave alla porta. Specialmente in occasione delle feste, erano molti quelli che spingevano dolcemente i battenti. E c’era un focolare enorme, che veniva continuamente ravvivato quando c’era gente. Mi ricordo il giorno di Natale, la mattina ci si alzava tutti presto, verso le 7, perché alle 8 cominciavano ad arrivare parenti ed amici per fare gli auguri. Se ci penso, provo ancora una gran nostalgia per quella straordinaria aria di festa, con i cappelletti preparati il giorno prima, tutti in fila su una tovaglia in cucina che aspettavano di essere lasciati cadere nel brodo. E c’erano cesti di dolci e biscotti. La fortuna e la felicità erano qualcosa di molto concreti, tangibile quasi, la casa, la dispensa mai vuota, la salute e soprattutto l’affetto.
Io volevo diventare una soprano lirica famosa, ed è proprio quello che sono diventata. Volevo essere una insegnate in grado di aiutare i giovani e trasmettere loro tutte le mie esperienze, ed è ciò che ho fatto.
Mi piaceva molto andare a scuola e amavo soprattutto il canto, e fin da piccola volevo diventare una cantante lirica, dovevo studiare molto e lontano per diventare una soprano lirica. Quando la mia famiglia decise che avrei potuto andare a studiare in Conservatorio a Venezia, ne fui subito felice, non senza una punta di preoccupazione e tristezza. Avevo, infatti, paura di soffrire lontana dai miei cari, inoltre avrei dovuto ottenere sempre la media dell’otto per avere la borsa di studio che mi era necessaria per continuare a studiare. Ma riuscii sempre ad ottenere quella borsa di studio e nel 1946 è arrivato il Diploma. Un bel dieci. E dopo subito cominciai a calcare le scene, come avevo sempre sognato, in varie tournée per il mondo: Australia, Nuova Zelanda, Argentina, Egitto, ecc. ecc. E poi in tutti i teatri italiani.
Ho avuto per fortuna le condizioni per poter realizzare i miei desideri. Per me la famiglia significa veramente tutto. Io ho avuto una figlia sola, cercata e voluta con tutta me stessa, dopo 9 mesi di letto è arrivata. L’ho cresciuta come sono stata cresciuta io, con tanto amore e di questo sono molto soddisfatta.
I miei 40 anni coincidono con il ritiro alquanto precoce per circostanze e problemi familiari (una gravidanza problematica e la morte di mio marito). Ma non ero disposta a lasciarmi abbattere e rinunciare facilmente a quello che avevo sempre desiderato e voluto, dovevo in qualche modo restare legata al canto e al teatro; questa possibilità mi veniva offerta soltanto dall’insegnamento. Ho iniziato così ad insegnare al Liceo Musicale di Rovigo e poi al Conservatorio di Verona, con saggi finali e concorsi con risultati apprezzabilissimi. Ero di nuovo me stessa e l’insegnamento mi dava grosse soddisfazioni. All’età di 60 anni sono andata in pensione, ma ho continuato ad insegnare con felicità vera ai miei numerosi allievi.
Mi capita spesso di ripensare o di raccontare degli anni vissuti, sono sempre presenti in me e li ricordo non con nostalgia ma con tanta felicità.
Il periodo più difficile è coinciso con il ritiro dalle scene nel febbraio 1963 e la morte di mio marito. La carriera era finita, ero rimasta sola con una bimba di 3 anni, era finita un’altra fase della mia vita, e non era più il tempo delle fiabe che si avverano. I problemi erano concreti e bisognava risolverli. Ho dovuto farmi la patente per poter andare ad insegnare canto e pianoforte qua e là per le scuole. Ma la mia caparbietà mi ha aiutato a risolvere tutti i problemi economici, e soprattutto psicologici ed ho potuto affrontare la vita con serenità e soddisfazione.
In questo periodo non ho più tanti allievi come un tempo, qualcuno però viene ancora per ripassare brani, opere o pianoforte. Poi ho due nipoti (Francesca di 15 anni e Gabriele di 6 anni) che sono la luce dei miei occhi, li aiuto nei compiti e cucino per loro tante leccornie (sono molto brava in cucina) Poi non rinuncio ad andare a Teatro sia Prosa che Lirica, e sono vice-presidente di una rivista culturale “Il Quadrivio”.
Io ho sempre curato molto il mio aspetto e continuo tuttora. Al mattino appena alzata un po’ di ginnastica, pulizia e trucco del viso, abbigliamento diverso tutti i giorni. Al sabato dal parrucchiere e ogni mese dall’estetista: massaggi, ceretta, viso, ecc. ecc. Sicuramente anche in età avanzata ha senso vivere per qualcosa e per qualcuno, è fondamentale proprio per vivere. Per il futuro naturalmente non ho progetti di lavoro, ne ho avuti tanti in passato, oggi i miei progetti sono rivolti ai miei nipoti. Io e mia figlia desideriamo portare i nipoti in Australia, dove mi sono sposata, ho avuto tanto successo e sono stata molto felice. Sono felice e grata per la mia vita che posso dire eccezionale, non avrei voluto niente di più di quello che la vita mi ha dato e mi riserva.
Il mio consiglio per i giovani …..
è quello di essere sempre loro stessi, di avere ambizioni, di lavorare sodo, di mettercela tutta per arrivare dove aspirano arrivare. Non abbattersi mai, guardare sempre avanti in serenità e felicità e perché no, anche con tanti sacrifici, solo così vedranno realizzati i propri sogni.
