Mi piace ricordare la mia infanzia e l’adolescenza. Ricordo che durante la guerra, avevo 10 anni, nella caserma di via Palestro ero in coda con altri bambini per avere il rancio che era avanzato ai soldati, quando improvvisamente suona l’allarme. Nonostante lo scompiglio generale io non volevo abbandonare la fila, volevo a tutti i costi portare qualcosa da mangiare alla mia numerosa famiglia. Mentre tutti scappavano io cocciutamente rimanevo lì, la mia cagnolina Fanny cominciò ad abbaiare e a trascinarmi per la gonna, ho ceduto e a malincuore me ne andai. Fu la mia salvezza, poco dopo la caserma fu bombardata. Ho sempre invidiato mia sorella che faceva la ballerina con la compagnia di Macario, io volevo fare l’attrice. Vinsi un concorso di bellezza e uno da indossatrice, ma poi rinunciai a questa carriera, on avevo vestiti adatti e mi sentivo in imbarazzo. Forse se avessi avuto più faccia tosta potevo diventare famosa.
Vivendo in una famiglia con tanti fratelli non ho potuto realizzare nessuno dei miei interessi, ho dovuto iniziare a lavorare molto presto. Per fortuna il lavoro di pasticcera che ho iniziato con mio marito e la sua famiglia, mi ha permesso di imparare un mestiere che mi ha dato molte soddisfazioni. I miei clienti si ricordano di me e mi vogliono bene.
Per me la famiglia significa crescita, responsabilità, sacrificio, maturazione; per me ha sempre rappresentato un grande valore e un porto sicuro.
Ho avuto una sola figlia e me ne dispiace, ma il lavoro faticoso senza mai un giorno di riposo e la stanchezza hanno reso difficile realizzare il mio sogno di una famiglia numerosa come lo era la mia famiglia d’origine. A mia figlia, ora donna matura, ho dato tutto l’amore possibile, ma mi dispiace di non avere avuto più tempo per starle vicino. Ho avuto una importante malattia che ha comportato un intervento allo stomaco, un momento difficile per me, non poter seguire il lavoro come avrei voluto mi ha molto prostrato.
A 60 anni abbiamo ceduto l’attività e acquistato una villetta al Lido di Spina, sono seguiti dieci anni sereni, potevamo dedicarci al giardinaggio e ricevere i tanti nostri amici. Si giocava a carte, si cucinava il pesce e insieme si facevano tante passeggiate lungo la spiaggia. Ripenso con nostalgia gli anni vissuti, sopratutto quelli dell’infanzia.
Il periodo più difficile fu il passaggio dalla mia famiglia a quella di mio marito. Per pagare i debiti fatti per avviare l’attività del panificio abbiamo lavorato giorno e notte. Mi sentivo sola, non avevamo nemmeno il tempo per volerci bene.
In questo periodo della mia vita sto in casa, ascolto la radio, guardo la televisione e mi dedico alla mia passione di scrivere piccole poesie per descrivere il mio stato d’animo in quel momento. Quando esco con gli amici ci troviamo in un bar del centro e qualche volta andiamo al cinema. Bisogna sempre vivere per qualcosa, anche in età avanzata. Per tutta la vita ho cercato di far star bene i miei famigliari, ho amato molto mio marito, mia figlia e il mio “cagnaccio” Nico che mi ha aiutato a vivere dopo la morte di mio marito.Vorrei vivere il più a lungo possibile, mi piace la vita, coltivare le amicizie e avere ancora la possibilità di fare qualche viaggio con mia figlia, magari ai Caraibi, un luogo che mi ha vista felice con mio marito.
La mia vita è stata un’alternanza di luci e ombre. Qualcosa mi è mancato: ho il rammarico di non essere stata abbastanza forte e decisa per contrastare scelte famigliari che mi sono state imposte. A quei tempi si sa che la posizione delle donne era di sudditanza rispetto al marito e ai genitori.
Ai giovani suggerisco…
di fare la loro esperienza nel mondo, staccarsi dalla famiglia e vivere autonomamente, ma mantenere saldo nel cuore l’amore per la famiglia e coltivare il seme dell’amicizia: valori che consentono di attraversare con più forza i momenti difficili della vita. Consiglio inoltre di interessarsi ai problemi sociali e ambientali per costruire una società più umana e solidale.
